giovedì 19 ottobre 2017

L'unico autorizzato a parlare di speranza


"L'unico autorizzato a parlare di speranza è il Papa". Chi ha pronunciato questa frase? Un cardinale? No: Fausto Bertinotti, una bandiera della sinistra. Dobbiamo prendere atto dei cambiamenti avvenuti. La vecchia sinistra si è divisa in due tronconi. Da una parte quelli che hanno a cuore il destino della gente comune. Dall'altra quelli che cavalcano l'onda della modernità cioé le tendenze del pensiero dominante imposto dalle lobby internazionali. Un vecchio esponente della sinistra e un giovane neomarxista come Diego Fusaro si trovano in sintonia con la difesa dei deboli e degli emarginati che è la cifra per eccellenza di questo pontificato. Come fare per sostenere il Papa e opporsi alla marea disumanizzante? Non bisogna scoraggiarsi. I cristani praticanti sono sempre stati una minoranza. Minoranza ma attiva.  Prima cosa: pregare e volersi bene. Bisogna guardarsi dai neofarisei che, con buone intenzioni, fanno questioni di lana caprina sul magistero pontificio senza accorgersi che fanno il gioco delle lobby che vorrebbero la scomparsa della Chiesa Cattolica. A noi tocca seguire il comandamento "nuovo" di Gesù: amarci come Lui ci ha amati e abbandonarci nelle mani della Provvidenza (che non vuol dire essere sprovveduti ma avere fede). Tutto ciò che si può fare per tessere relazioni, affermare un'identità, difendere la vita, migliorare l'educazione dei figli, spiegare la ricchezza di una vita d'amore, dissuadere dall'aborto (come diceva Madre Teresa), e così via: tutto ciò va fatto.
Senza cadere nell'ingenuità di pensare che "questi sono i tempi": no! questi non sono i tempi fatalistici e inesorabili. Sono i tempi avvelenati di Mammona. La ricerca sfrenata del guadagno da parte delle lobby globalizzanti è una faccia della stessa medaglia che punta alla disgregazione della società, delle culture e della famiglia, all'esaltazione del piacere sfrenato e individuale nemico del vero amore. La speranza è nella via indicata dal Papa.

martedì 10 ottobre 2017

Il Rosario come un bambino...


L'invito di Gesù a diventare come bambini ricorre tante volte nel Vangelo. Una volta prende fisicamente un bambino, lo mette in mezzo e spiega agli apostoli che bisogna diventare come lui: per tutta la loro vita non avranno dimenticato il volto di quel fanciullo. Quest'episodio fa capire ancora una volta che il cristianesimo non è una morale: è un rapporto vivo con Dio. Un rapporto che, fra l'altro, richiede anche una morale per formare la propria coscienza. Quello che conta è la relazione col Signore: l'esempio del bambino è quello che meglio lo rappresenta secondo l'insegnamento di Gesù.
Se siamo bambini davanti a Dio Padre quanto più lo saremo davanti a Maria, madre di Gesù e nostra madre. Quando andavo alle elementari c'era un quadro della Madonna alla sinistra dell'altare che mi piaceva molto. Da allora non l'ho più rivisto. Mi è rimasto un forte desiderio di ritrovarlo. So che sta a Napoli nella cappella dell'istituto Pontano dei gesuiti.
Quando adesso recito il Rosario mi distraggo facilmente. Per me è un dispiacere e mi sforzo di pensare che l'Ave Maria non è altro che un'insieme di complimenti a Maria con un'unica semplice richiesta: pregare per noi ora e nell'ora della nostra morte. Questa considerazione mi aiuta ma mi fa bene soprattutto ricordare come pregavo davanti a quella immagine: allora mi raccolgo e resto più attento. E' una considerazione che sento viva ora che siamo nel mese del Rosario.  Certamente la Madonna ha la pazienza e la comprensione della madre per le debolezze dei suoi figli ma non per questo mi devo rassegnare al vorticoso disordine del mio cervello. Il modello del bambino funziona sempre.

venerdì 6 ottobre 2017

Il distintivo del cristiano


"In hoc cognoscent omnes". Il latino è lapidario. "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri" (Gio 13,35). Bisognerebbe apporre una lapide in tutti i luoghi frequentati da cristiani: "In hoc cognoscent omnes". E' il distintivo, la griffe, la caratteristica del cristiano vero. Di ogni santo si potrebbe dire: questa è una persona che ha saputo voler bene. San Paolo descrive il cristiano tipo: "è paziente, è benigno; non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità, tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa" (1Corinzi 13,4-7). Una persona così è difficile incontrarla: è una persona che prega, perché senza l'aiuto dello Spirito Santo non si ha questo buono spirito. Il demonio non teme l'ortodossia, anzi l'esperienza degli esorcisti è proprio che i demoni si comportano confermando implicitamente le verità di fede. Il demonio non vuole che ci vogliamo bene fra di noi e che riconosciamo l'amore di Dio nei nostri confronti. Perciò cerca di presentare la religione cristiana come una morale, privandola dello spirito del comandamento "nuovo" che scaturisce dall'incarnazione del Verbo. Amare chi? Semplice: il vicino, come spiega Gesù nella parabola del buon samaritano. I vicini sono quelli che attendono il nostro affetto, cominciando dal più vicino che è Gesù. E anche dal "dolce Cristo in terra". Queste considerazioni mi aiutano a pregare per il Papa, chiunque egli sia.





sabato 30 settembre 2017

Non darti in balìa della tristezza...


"Non darti in balìa della tristezza e non tormentarti con i tuoi pensieri. La gioia del cuore è la vita dell'uomo, l'allegria dell'uomo è lunga vita. Distraiti e consola il tuo cuore, tieni lontana la profonda tristezza, perché la tristezza ha rovinato molti e in essa non c'è alcun vantaggio." Sono massime tratte dal Siracide (30, 21-23), uno dei libri sapienziali della Bibbia, riportate in un libro utilissimo che invita al buonumore. Un capitolo è dedicato ai cinque rimedi contro la tristezza formulati addirittura da San Tommaso d'Aquino. Quali sono? In sintesi: il primo è un qualsiasi piacere. Il secondo addirittura un pianto liberatorio, il terzo è la compassione degli amici, cioé condividere le amarezze  del proprio cuore (in questo le donne sono maestre), il quarto è la contemplazione della verità (questo piaceva particolarmente a San Tommaso perché era la sua specialità), il quinto invece piace a me perché suggerisce i bagni e le buone dormite. Che piacere sentire che l'Aquinate propone proprio ciò che volevo sentirmi dire! Per "bagni" credo che s'intenda sia i bagni nella vasca fra i fumi di acqua calda che quelli a mare o in un lago con una dolce nuotatina. Sono sempre stato del parere che le preoccupazioni si sciolgono in acqua. Per me funziona: se sono pre-occupato, dopo una nuotata mi sento solo "occupato" e tutti gli umori cattivi sono spariti. Provare per credere, ma penso di sfondare una porta aperta. In quanto alla dormita sono generazioni di miei antenati che ritengono che dormire sia la prima medicina. Addirittura c'è una canzone napoletana che dice: Duorme Carmè, 'o cchiù bello d'a vita è 'o durmì”. Penso che la traduzione sia superflua. A questo punto non resta che leggere il libro di Carlo de Marchi La formula del buonumore ed. Ares Milano.

domenica 24 settembre 2017

Innamorata perenne

Anche se è un testo noto, lo ripropongo perché è sempre d’attualità:
 
Una brasiliana sposata da 26 anni con 5 figli chiese a San Josemaría come mantenere nel matrimonio l'entusiasmo dei primi tempi.
Il Padre chiede sottovoce: “Come si dice fidanzata in portoghese?” Gli suggeriscono: “enamorada”.
“Tu sarai un’enamorada perenne… costante… Ogni giorno devi conquistarti tuo marito e lui te, capito? Per questo il Signore ti conserva così bella e attraente. In modo che, figlia mia ci riuscirai se guardi tuo marito per quello che è: una gran parte del tuo cuore, tutto il tuo cuore. Se sai che lui è tuo e tu sei sua. Se sai che hai l’obbligo di farlo felice, di partecipare alle sue gioie, alle sue pene, alla sua salute e alla sua malattia, quando le cose vanno bene e quando vanno male. Cerca di tenerlo sempre contento.
Voi donne siete psicologhe, ne sapete più di ogni altro al mondo, perché l’amore è sapientissimo. Quando tuo marito torna dal lavoro, dall’ufficio, non farti trovare arrabbiata: sistemati, fatti bella. E col passare degli anni, aggiustati un po’ di più la …facciata, come si fa con le case… Lui te ne sarà grato tanto, tanto. Molte volte nei momenti di difficoltà che avrà avuto nel lavoro ha pensato a Dio e ha pensato a te, e avrà detto: ‘sto per andare a casa, che bello! Lì troverò un angolo di pace, di allegria, di affetto e di bellezza, perché per lui non c’è niente di più bello al mondo di te. Ma che sia vero, eh? Non avvilirlo, sii furba. Tu ti sei conquistata il suo cuore, e lo tieni molto stretto. Tu lo innamorerai ogni giorno un po’ e lui te. 
E poi lo conquisterai un po’… con lo stomaco. Non trascurate la cucina mamme! La casa ben tenuta sì, ma la cucina, il pranzetto… E quando arriva, tu… non è che lo devi far diventare grasso, grasso… no. Ma che tu lo curi con affetto… è il tuo tesoro! E il giorno che torna stanco, e tu lo sai, lo prevedi, ti ricordi di quel piatto che gli piace e pensi: adesso glielo faccio. E non glielo dici per non farglielo pesare. Gli fai una sorpresa. E lui ti guarda con certi occhi, eh? E’ così, è così, forza! Che la colpa è vostra quando le cose non vanno bene. Loro sono dei bambini. E il figlio più piccolo che avete tutte è proprio vostro marito. E invece lo trattate come un uomo… ah! Trattatelo con affetto, comprendetelo, perdonatelo, scusatelo, coccolatelo… e sarete coccolate, scusate, comprese, eh? E non fate tragedie…”

https://www.youtube.com/watch?v=GJ6hQCyy1Vs

sabato 9 settembre 2017

Ricordo del Cardinal Caffarra

Ricordo il carissimo cardinal Caffarra con un estratto del discorso che avrebbe tenuto al convegno della Bussola:
 Due persone stanno camminando sull’argine di un fiume in piena. Uno sa nuotare, l’altro no. Questi scivola e cade nel fiume, che sta travolgendolo. Tre sono le possibilità che l’amico ha a disposizione: insegnare a nuotare; lanciare una corda raccomandargli di tenerla ben stretta; buttarsi in acqua, abbracciare il naufrago, e portarlo a riva.
Quale di queste vie ha percorso il Verbo Incarnato, vedendo l’uomo trascinato all’auto-distruzione? La prima, risposero i Pelagiani, e rispondono tutti coloro che riducono l’evento cristiano ad esortazione morale. La seconda, risposero i Semi-pelagiani, e rispondono coloro che vedono grazia e libertà come due forze inversamente proporzionali. La terza, insegna la Chiesa. Il Verbo, non considerando la sua condizione divina un tesoro da custodire gelosamente, si gettò dentro la corrente del male, per abbracciare l’uomo e portarlo a riva. Questo è l’evento cristiano.
Chiediamoci: a quale profondità la ricostruzione dell’umano deve cominciare?... Il male della persona umana in quanto tale è il male morale, poiché esso colpisce il soggetto personale. La ricostruzione dell’umano o comincia a questo livello o sarà sempre semplice chirurgia estetica. L’atto redentivo di Cristo, accaduto una volta per sempre sulla Croce, e sacramentalmente sempre presente ed operante nella Chiesa, guarisce precisamente quella lacerazione del soggetto dalla quale ha origine la devastazione dell’umano. E la Chiesa esiste per questo: per rendere presente qui ed ora l’atto redentivo di Cristo. Guai se la memoria della Chiesa ha altri contenuti!

sabato 2 settembre 2017

La penitenza


Penitenza – diceva San Josemaría - è osservare esattamente l'orario che ti sei prefisso, anche se il corpo oppone resistenza o la mente chiede di evadere in sogni chimerici. Penitenza è alzarsi all'ora giusta. E anche non rimandare, senza giustificato motivo, quella certa cosa che ti riesce più difficile o più pesante delle altre. La penitenza è saper coniugare i tuoi doveri verso Dio, verso gli altri e verso te stesso, essendo esigente con te stesso per riuscire a trovare il tempo che occorre per ogni cosa. Sei penitente quando segui amorosamente il tuo piano di orazione, anche se sei stanco, svogliato o freddo.
Penitenza è trattare sempre con la massima carità il prossimo, a cominciare dai tuoi cari. È prendersi cura con la massima delicatezza di coloro che sono sofferenti, malati, afflitti. È rispondere pazientemente alle persone noiose e importune. È interrompere o modificare i nostri programmi quando le circostanze — gli interessi buoni e giusti degli altri, soprattutto — lo richiedono.
La penitenza consiste nel sopportare con buonumore le mille piccole contrarietà della giornata; nel non interrompere la tua occupazione anche se, in qualche momento, viene meno lo slancio con cui l'avevi incominciata; nel mangiare volentieri ciò che viene servito, senza importunare con capricci .
Penitenza, per i genitori e, in genere, per chi ha un compito di direzione o educativo, è correggere quando è necessario, secondo il tipo di errore e le condizioni di chi deve essere aiutato, passando sopra ai soggettivismi sciocchi e sentimentali.
Lo spirito di penitenza induce a non attaccarsi disordinatamente al monumentale abbozzo di progetti futuri, nel quale abbiamo già previsto quali saranno le nostre mosse e le nostre pennellate da maestro. Com'è contento il Signore quando sappiamo rinunciare ai nostri sgorbi e alle nostre macchie pseudomagistrali, e consentiamo a Lui di aggiungere i tratti e i colori che preferisce!


sabato 26 agosto 2017

L'allegria nel Vangelo


La figlia di un mio amico mi ha fatto notare che nel Vangelo non si racconta mai di qualcuno che ride o un momento di allegria o  una battuta di spirito ... come mai? L'inizio del racconto evangelico descrive l'Arcangelo Gabriele che si presenta a Maria e dice "rallegrati..." (Che è la traduzione più corretta rispetto a "ti saluto Maria"). S'incomincia con una notizia allegra. Alla nascita di Gesù un angelo appare ai pastori dicendo “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia". I Re Magi quando rivedono la stella "Si rallegrarono di una grande allegria" che è la traduzione letterale del "gavisi sunt gaudio magno valde" latino. Si rallegra il capo dei commensali delle nozze di Cana quando assaggia il vino che Maria ha chiesto a Gesù. Gioisce l'adultera che viene salvata da Gesù e così il Centurione a cui viene guarito il servo, come tanti altri miracolati da Cristo. Gioisce Pietro quando vede Gesù trasfigurato con Mosè ed Elia sul Tabor. Gioisce Zaccheo, il disprezzato capo dei pubblicani, quando Gesù si ferma a mangiare a casa sua in banchetto simile a quello che si tiene a casa dell'altro pubblicano, l'apostolo Matteo: Gesù viene criticato come mangione e beone, per giunta a casa di peccatori. Gioiscono Marta e Maria quando rivedono vivo il fratello Lazzaro morto da quattro giorni. Gioiscono i discepoli di Emmaus quando riconoscono Gesù risorto e corrono indietro a Gerusalemme anche se è notte. La risurrezione di Cristo è la madre di tutte le felicità. E' il perno della nostra fede. Felici come una Pasqua, si dice. La croce esiste ma è il presupposto della risurrezione. 


sabato 12 agosto 2017

Il messaggio dell'Ostia Santa

Nel rapporto con Dio le novità non mancano mai. Per esempio, pensavo di sapere abbastanza sull'Eucarestia e invece l'altro giorno ho come ritrovato una nuova consapevolezza durante la consacrazione nella Messa. "Guarda che io mi dono a te affinché tu diventi come Me. Anche tu sei un dono per gli altri, ti devi dar da mangiare. Tu rimani stupito davanti alla mia immolazione e al mio invito di mangiare la mia carne e il mio sangue: l'ostia bianca ti parla di dono di se'. Ebbene questo è il senso della tua vita: non c'è un minuto della tua esistenza che non sia impregnato del dono che tu fai di te stesso". Mi è parso chiaro ciò che sempre ho saputo ma era rimasto come velato. Un'altra cosa mi ha detto: "Vedi che tutto ciò che chiami civile si radica nel mio sacrificio, trae origine dalla Messa. La civiltà europea nasce dalla Messa. Le altre civiltà e religioni nella loro positività tendono a risolversi nel Dio Padre che dona il Figlio nello Spirito Santo. La tua vita, la vita di ogni abitante della terra, acquista il suo senso pieno quando s'identifica con la mia vita, via e verità". 
Mi è venuto in mente un apologo che San Josemaría raccontava ai giovani che lo frequentavano. Un cristiano spiega a un amico musulmano cosa è la Messa. Il musulmano rimane pensoso e dice:"Non ho capito...". Il cristiano risponde:"è logico, sono concetti nuovi per te". "No, no - replica il musulmano - è che non capisco perché voi cristiani avete la Messa e non ci andate ogni giorno...". In conclusione mi è rimasto chiaro che io credo di credere ma vedo in modo sbiadito. Sarà lo Spirito Santo a darmi maggiore consapevolezza, almeno quella che è consentita a me, nella speranza di veder chiaro nell'altra vita se mi sarà concesso.


mercoledì 2 agosto 2017

Noi non sappiamo pregare...

Noi non sappiamo pregare. Lo dice San Paolo quando scrive ai romani: "nemmeno sappiamo cosa sia conveniente domandare" (Rm 8,27). Per fortuna "lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza e... intercede per i credenti secondo i disegni di Dio". Meno male: sono stato educato nella mentalità di chi deve fare tutto da sè, ma nel rapporto con Dio quest'atteggiamento non funziona. Ci sono voluti anni per tentare di capire che è Dio che fa tutto. Se il senso della vita è l'identificazione con Gesù diventa chiaro che dipendo interamente dal Padre. Sembra quasi spassoso il racconto di San Marco: Gesù ha da poco scelto gli apostoli che lo seguono e condividono tutto con lui; di buon mattino, quando è ancora buio, Gesù esce e si mette a pregare in un luogo deserto. Pietro si sveglia, non vede il Signore e si mette alla ricerca assieme agli altri (Mc 1,36) finché lo trova. Mi colpisce quest'esigenza di Gesù di pregare: è una necessità della creatura per entrare in sintonia con Dio, una necessità avvertita anche da Gesù nel suo essere uomo.
Non sono io che opero questa comunicazione col Creatore ma è lo Spirito che viene in aiuto e intercede. Nella preghiera il mio compito è cercare di rimuovere dal mio cuore le cause di distrazione, ma chi agisce è lo Spirito Santo, il dolce ospite dell'anima. L'incontro tra la mia volontà e la volontà di Dio non è descrivibile con precisione ma mi è sempre più chiaro che il meglio che posso fare è ascoltare, tanto Lui sa già tutto. Diceva un santo sacerdote napoletano, don Dolindo Ruotolo, che la migliore preghiera è "Gesù, pensaci tu".

sabato 29 luglio 2017

L'attrattiva del Cristianesimo


Ridurre il cristianesimo alla morale è un errore. Senza dubbio è in atto un processo che tende a scardinare qualsiasi principio etico: un processo non casuale, voluto e guidato. Ma lo spirito, il fascino, l’attrazione del cristianesimo hanno il loro centro propulsivo in Gesù. Si parla poco di Gesù e si legge poco il Vangelo. Da ragazzo il consiglio migliore che ho avuto è leggere ogni giorno due minuti il Vangelo, lasciando il segno in modo da percorrere tutti i libri del Nuovo Testamento e poi rincominciare. In questi giorni di quiete estiva il Vangelo mi si è presentato con una dolcezza nuova, come un percorso sereno con Gesù. Mi affascina ascoltare Gesù mentre insegna. Immagino il brivido che scorreva nelle ossa di chi lo stava a sentire. Avranno pensato: questo è il vero senso della storia e della vita mia; così agisce l’Onnipotente; questa è la logica vera e non quella mondana e superficiale. Saranno rimasti incantati, anche se c’è voluto l’intervento dello Spirito Santo perché capissero bene. Perfino le guardie mandate ad arrestare Gesù dissero: “nessuno ha mai parlato come quest’uomo” (Gv 7,46). Cosa sapevano le guardie di chi aveva detto cose importanti prima di allora? Eppure intuiscono che c’è qualcosa di unico in Gesù, qualcosa così grande come mai si era vista prima, qualcosa che svela l’arcano che c’è nel cuore dell’uomo. Mi son reso conto ancora una volta che non devo avere fretta con Gesù, che devo parlare di Lui e farlo scoprire. I media che gettano spazzatura sulla Chiesa si fermano davanti alla figura di Gesù. Il suo prestigio s’impone.

venerdì 21 luglio 2017

Il cielo stellato


Il cielo stellato. Per chi abita in città è uno spettacolo inusuale. Ora lo posso contemplare nella campagna siciliana. Lo sguardo si perde seguendo la Via Lattea e mi sembra di precipitare nello spazio mentre sorge la domanda biblica: “Che cos’è l’uomo perché Tu ti ricordi di lui?” (Eb 2,6). So che per Dio ciò che abita nel cuore dell’uomo è più importante dell’infinità delle galassie. Eppure la potenza evocativa del cielo stellato incanta e fa sorgere ricordi. L’amico che a quindici anni mi spiegò che la Stella Polare si individua moltiplicando per cinque la distanza delle due ultime ruote del carro dell’Orsa Maggiore. I rosari che recitavo la sera con mia zia e mia cugina in Calabria affacciati al parapetto rivolto ad Occidente. L’Orsa Maggiore era testimone delle mie preghiere dopo anni passati senza recitarne nemmeno una. L’ultima passeggiata serale in Abruzzo con la ragazza che poi avrei lasciato per seguire le orme di Gesù nel celibato. Grazie a Dio ci vogliamo sempre bene, preghiamo l’un per l’altra e ci scriviamo ogni tanto. L’amore per il Sud sottolineato dall’odore del gelsomino. Il gelsomino siciliano emana un odore intensissimo la sera che mi fa sentire a casa: la casa di mio nonno dove passavo le estati da bambino. Parafrasando Kant mi viene da dire: il cielo stellato sopra di me e i miei amori dentro di me. Quell’Amore originario che ha trasformato la mia vita.


lunedì 17 luglio 2017

Come vivere le vacanze?


Per me sono cominciate le ferie e mi sono chiesto un’altra volta come si riposa un cristiano. Il riposo, come il lavoro, ha origini bibliche: nel libro della Genesi è scritto che il settimo giorno, Dio si riposò da tutte le opere che aveva portato a termine» (Gen 2,2). Gesù dice agli apostoli: “venite in disparte in un luogo solitario e riposatevi un po’”. Sicuramente per fare una vita più regolare per qualche giorno, dormire il necessario e mangiare un po’ meglio. Ma il riposo con Gesù doveva essere molto interessante. C’era modo di sentirlo parlare distesamente e quegli uomini saranno andati a dormire la sera incantati dalle “cose di Dio”. Anch’io mi vorrei incantare delle cose di Dio non trascurando il riposo fisico che Gesù raccomandava. Ma dove trovo le “tue cose” Signore? Quando ero bambino mi riposava il dormire senza la sveglia per andare a scuola fino a che il cane di mia zia non mi veniva ad annusare in viso. Mi riposava il sole forte che “premeva” sulla mia pelle. Il mare limpido in cui nuotavo sott’acqua tentando di arrivare sempre più lontano. Le avventure con gli amici, tanto più epiche quanto più piccolo ero io. Le serate con le passeggiate sotto le stelle dopo cena. Tornare bambino è certamente nella linea consigliata da Gesù. E’ il momento di rifarsi le certezze come le hanno i bambini che credono alle verità di fede senza dubbi. E’ il momento di rileggersi con calma i Vangeli che mi parlano di Gesù. E’ il momento di leggersi i libri di Ratzinger densi e chiari; e anche di leggere nel gran libro della natura che dipinge nuvole impensate, cieli azzurri che sgomentano, il mare che ogni giorno cambia. Segni di un Dio creatore e creativo.


domenica 9 luglio 2017

Due collaborazioni con Navarro Valls


Per due volte mi è capitato di collaborare con Joaquin Navarro Valls per eventi significativi. Nel 1980 avevo lasciato Milano e, salutando Montanelli, gli dissi “Indro ti porterò dal Papa e tu lo sai perché”. Nelle nostre conversazioni gli parlavo spesso del Vangelo e della necessità di confessarsi. Passarono sei anni e, dopo vari tentativi, andai da Navarro proponendo per Indro una cena col Papa senza un’intervista formale. E la cena ci fu, magistralmente descritta da Montanelli in un articolo che fu pubblicato dopo la morte di Indro e che ho riportato nel mio ultimo libro con Mondadori. Navarro aveva avvisato il Papa della recente morte della mamma di Indro, fervente cattolica, e la cena si concluse con un Padre Nostro recitato ad alta voce nella cappella papale in memoria della signora Montanelli.
Negli anni 90 combinai un pranzo con Navarro e Leonardo Mondadori, presidente dell’Editrice, in una magnifica giornata di sole dell’ottobrata romana. Nacque così un’amicizia fra i due che dette l’occasione a Navarro di affidare a Leonardo la pubblicazione del “primo libro di un papa”, cioè dell’intervista di Vittorio Messori al Pontefice. Leonardo fece lanciare il libro da un’agenzia americana che concesse i diritti alle maggiori case editrici del mondo. Fu così che “Varcare la soglia della speranza” diventò un best seller planetario grazie al prestigio mondiale di Giovanni Paolo II. Leonardo ne fu felice e continuò a collaborare con Joaquin per altre pubblicazioni. La malattia si portò via Leonardo nel dicembre del 2002 e le sue ultime parole furono di ammirazione per il Papa.
 Sono due esempi del lavoro professionale del caro Navarro che non si faceva trascinare da facili entusiasmi ma sapeva fare le scelte opportune. 


giovedì 6 luglio 2017

Navarro

Mi è giunta da poco la notizia della morte di Joaquin Navarro e mi hanno chiesto una testimonianza su di lui.
 Nel 1975 si trovava nella sede centrale dell'Opus Dei a Roma e ci toccò di lavorare insieme in occasione dell'elezione del successore di S.Josemaría Escrivá, Mons. Alvaro del Portillo il 15 settembre di quell'anno. Allora ero il responsabile della comunicazione dell'Opus Dei in Italia. Mi colpì la sua capacità d'inquadrare la notizia per porgerla in modo completo ed efficace.
  Quando stava per accettare l'incarico di direttore della Sala Stampa della Santa Sede chiese (me lo confidò successivamente) di poter avere filo diretto, cioé libero accesso senza intermediari, col Papa, applicando così la prima regola di un buon portavoce. Una prova in più della sua professionalità.
  Era molto prudente e questo agevolò la collaborazione con Giovanni Paolo II che era innovativo. Le iniziative del Papa trovavano in lui un ottimo e corretto interprete.
  Sempre padrone delle sue emozioni, espresse con una memorabile intensità il suo dolore davanti allo spettacolo del Papa morente. "Non l'ho mai visto così" fu la frase lapidaria che lasciava trasparire il suo cuore in lacrime.
  Con lui scompare un gran testimone di un periodo che ha segnato una svolta nella storia della Chiesa e del mondo.
  Un uomo serio che sapeva sorridere, un uomo di fede.


mercoledì 28 giugno 2017

Il cuore di Gesù


Il Cuore di Gesù. E' una festa popolare anche se non gode di grande fama nei media. La cultura dominante presenta il rapporto con Dio come oppressivo: un Dio controllore, che punisce. La religione viene presentata come una morale senza respiro. Le cose stanno diversamente. I cristiani hanno un Dio che viene incontro, che si dà da mangiare, che perdona, che offre la sua vita. Quand'è che Gesù diventa severo? Con i farisei, con coloro che si credono giusti, convinti di sapere come stanno le cose: in altre parole con gli autosufficienti. Dio vuole essere riconosciuto da noi perché "è", come dice a Mosé davanti al roveto ardente. Pensare di fare a meno di Lui non è una scortesia verso un dio permaloso: è uno sbaglio di cui pago le conseguenze sia personalmente che collettivamente. La società senza Dio va verso il disastro. Gesù conferma l'opportunità della devozione al Suo Cuore nelle apparizioni a Santa Margherita Maria Alacoque dal 1673 in poi. Un atteggiamento comune nei santi è l'assoluta fiducia in Dio e nel Suo perdono. Pensare di essere troppo peccatori per essere perdonati è una tentazione demoniaca. Viviamo in un'epoca che ha perduto il senso dell'amore favorendo un individualismo che disgrega le famiglie e rende infelice la singola persona. Siamo nell'epoca dei diritti individuali e del rifiuto dei dolci legami dell'amore. Perciò la devozione al Sacro Cuore di Gesù e al dolce Cuore di Maria è necessaria. Non è una devozione da bigotti. E' una devozione che affonda le sue radici nel colpo di lancia nel costato di Gesù. Oggi non ci sono le truppe rivoluzionarie francesi che bruciano i villaggi della Vandea fedele al Cuore di Gesù, ci sono i mezzi di comunicazione che tentano di soffocare la riconoscenza verso quel Cuore.

giovedì 22 giugno 2017

La morte del Padre. Un funerale si è trasformato in festa.

Un funerale si è trasformato in festa. Ricordo con nitidezza il 26 giugno del 1975 quando la notizia arrivò, alle 14: il Padre è morto. Ero a tavola con Cesare Cavalleri e, dopo un tempo di preghiera in cappella, lo accompagnai alla metropolitana di Piazza Amendola a Milano. C'era un sole splendente: un contrasto fra quella calda luce e il mio cuore stretto dal dolore. Avevo perso la guida paterna di San Josemaría Escrivá. Quella luce e quel calore ora sono in me perché il 26 giugno è la festa del Santo. Devo tanto a lui. La vita, il temperamento e l'educazione li devo ai miei genitori ma San Josemaría ha rivoltato la mia vita come un calzino. Mi ha insegnato a voler bene in modo reale, pratico, fino al dettaglio affettuoso, come faceva lui seguendo il comandamento "nuovo" di Gesù. Mi ha insegnato che non esiste il dovere ma l'amore, che vuol dire compiere fino alla fine il lavoro col cuore, perché è ciò che "devo" all'Amato. Mi ha convinto che sono realmente figlio di Dio in Gesù e mi ha consigliato di essere figlio piccolo, non più di 7 anni, perché dopo s'impara a dire le bugie. Mi ha insegnato a guardare gli altri con gli occhi di nostra madre, Maria: non più individui ma fratelli simpatici, anche quelli che si presentano come antipatici. Mi ha trasmesso un'allegria contagiosa che è l'odore dello Spirito Santo mentre la tristezza è l'esalazione del demonio. Mi ha confermato nell'amore appassionato a Maria e anche nella speranza della vita eterna. Diceva: "Dio non agisce come un cacciatore in attesa della più piccola negligenza della preda per colpirla. Dio è come un giardiniere che cura i fiori, li irriga, li protegge; li coglie soltanto quando sono più belli e rigogliosi. Dio prende con sé le anime quando sono mature”.


venerdì 16 giugno 2017

Napoli è una città singolare


Napoli è una città singolare. La gente ride: questa è la prima osservazione per chi arriva. Ridono a gruppi, ridono i figli con i genitori, ridono i genitori fra loro... Non c'è situazione gravosa senza che qualcuno intervenga con una battuta spiritosa. La gente è gentile. Si nota l'istinto di scansare la fatica ma quando si deve fare un favore a un amico si fanno in quattro. La predisposizione alla musica è evidente. C'è una produzione autonoma di CD musicali con un mercato interno in città. Il teatro è passione: non si percepisce il confine fra la vita vera e il teatro. Sembra che le commedie di De Filippo continuino per strada. Si mangia in modo moderato ma di sfizio. Si apprezzano i piatti di sempre, cucinati con tradizione. La pasta e la pizza invece vengono consumate in quantità. Le ragazze sono paffute mentre in altre città aspirano ad assomigliare ai pali della luce. Gli uomini sono eleganti e le donne amano le tinte sgargianti. Il panorama è mozzafiato. La religiosità popolare si palpa. San Gennaro è puntuale con il suo miracolo il 19 settembre e altre due volte all'anno. Le persone sono benevole ma non sopportano i fanatismi. Appena qualcuno si sente importante il pernacchio è immediato. C'è intolleranza alla regola, mentre c'è la predisposizione all'amore. La leva per far lavorare i napoletani è la passione. I napoletani amano Napoli ma non gli amministratori della città e qualche ragione ce l'hanno. Gli intellettuali amano lo studio, parlano benissimo e ricordano ancora la ferita della repressione sanguinosa della repubblica del 1799 (complice Nelson). Chinchino Compagna è stato un repubblicano cattolico e ha lasciato un segno assieme a Gerardo Marotta con il suo Istituto per gli Studi Filosofici. La città è viva anche se molti napoletani la pensano morta.


venerdì 9 giugno 2017

Uscire dalla crisi


Bisognerebbe studiare nelle scuole il discorso che Benedetto XVI rivolse al mondo della cultura a Parigi il 12 settembre 2008. Un discorso che si conclude con una frase significativa: "Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura." La necessità di operare una sintesi di un argomento così vasto fa sì che ogni paragrafo meriti di essere letto accuratamente e meditato. Ratzinger parla di un passato che si riallaccia alla tarda romanità (Bendetto da Norcia nacque nel 480, quattro anni dopo la deposizione  dell'ultimo imperatore romano d'Occidente  Romolo Augustolo) eppure il suo discorso è di tale attualità da mettere a disagio alcuni dei presenti che si erano opposti alla citazione delle radici cristiane d'Europa nella stesura della costituzione europea (che non arrivò mai all'edizione definitiva). Ma non si tratta solo di una precisazione storica, Benedetto addita la via d'uscita dalla crisi attuale della cultura occidentale, prendendo spunto dall'atteggiamento di quei monaci. Per loro lo studio della parola era il modo di attingere al Verbo di Dio Gesù e il lavoro era la continuazione della creazione. " Del monachesimo fa parte - dice Benedetto XVI - insieme con la cultura della parola, una cultura del lavoro, senza la quale lo sviluppo dell’Europa, il suo ethos e la sua formazione del mondo sono impensabili. Questo ethos dovrebbe però includere la volontà di far sì che il lavoro e la determinazione della storia da parte dell’uomo siano un collaborare con il Creatore, prendendo da Lui la misura. Dove questa misura viene a mancare e l’uomo eleva se stesso a creatore deiforme, la formazione del mondo può facilmente trasformarsi nella sua distruzione."

mercoledì 7 giugno 2017

Cosa possono fare i cristiani?


Quando parlo della disgregazione morale ed economica provocata dall'oligarchia speculativa finanziaria, arriva la domanda di rito: cosa possono fare i cristiani? Le risposte nascono dalla fede. Gesù ha detto: senza di me non potete fare nulla. Innanzi tutto fiducia nella Provvidenza e pregare. La seconda risposta è che la vita dell'anima cristiana assomiglia a quella del corpo: ha bisogno di alimentazione. Oggi sappiamo tanto sulle diete, sui cibi adatti e sugli integratori... Siamo più o meno tonici, palestrati e col peso giusto (a cui aspiriamo invano). Viceversa la mia vita spirituale, prima di incontrare un santo, era in uno stato pietoso di denutrizione da Sahel (crisi alimentare e siccità). Ho bisogno dei consigli del medico (direzione spirituale e confessione),  del cibo ricostituente (l'Eucarestia), frequentare gli amici giusti (Gesù, lo Spirito Santo, Maria e i santi), avere una visione del mondo (lettura continua dei Vangeli e dei libri fondanti del cristianesimo, da Sant'Agostino a Joseph Ratzinger) con una solida cultura sociale adatta ai tempi. Con questa alimentazione sarò capace dell'impegno fondamentale del cristiano: saper voler bene ("da questo riconosceranno che siete miei discepoli"). Saper voler bene è un'arte che influisce nella vita familiare, nel mio lavoro e nel mio rapporto col mondo. E' un'arte che non si finisce mai d'imparare ma è quella che definisce lo stile di quel cristiano "popolo in cammino". Non occorre improvvisare subito partiti politici. Occorre lo stile di vita di Gesù, con l'aiuto di Gesù. Dopo di che la Provvidenza provvederà.

venerdì 26 maggio 2017

Lo Spirito Santo


Mi piace come nella Sacra Scrittura si parla dello Spirito Santo: al momento della creazione aleggia sulle acque ed è il protagonista dell'Annunciazione. Lo Spirito Santo dà vita e imprime una svolta nella vita degli uomini. Gli Atti degli Apostoli sono imbevuti di Spirito Santo. "E' parso bene allo Spirito Santo e a noi" (Atti 15,13) viene scritto dopo il primo concilio, quando si doveva decidere la linea di condotta con i pagani convertiti. Lo Spirito Santo fa intendere chiaramente a San Paolo dove non deve andare e dove deve fermarsi. E' il grande regista che governa la nascita della Chiesa secondo la promessa di Gesù. Maria è la sposa dello Spirito Santo e lo porta con sè facendo sobbalzare Giovanni Battista nel seno di Elisabetta che a sua volta è ispirata dicendo: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno" (Lc 1,42). Maria c'insegna ad ascoltare la Sua voce meditando nel proprio cuore gli avvenimenti e lo Spirito Santo prorompe in modo infuocato mentre gli Apostoli sono con Maria.
Sappiamo che lo Spirito Santo non è una divinità a sé ma è una persona divina in relazione col Padre e il Figlio. Ha un ruolo proprio. E' il dolce ospite dell'anima, colui che posso ascoltare nel momento della preghiera silenziosa e nel ringraziamento dopo la Comunione. Quanti errori avrei evitato ascoltando meglio lo Spirito Santo e quanto lo devo ringraziare per il percorso della mia vita. La prossima festa di Pentecoste è il momento di meditare queste cose assieme a Maria, il grande scrigno dello Spirito Santo.

giovedì 18 maggio 2017

Ora e nell'ora...


Non ricordo quando ho imparato l'Ave Maria. Ricordo invece che, in un periodo della vita in cui non mi consideravo più un cristiano, mi trovai sul sellino posteriore della Vespa di un pazzo che scendeva a tutta velocità da Cervinia stringendo le curve inclinandosi eccessivamente col rischio di cadere o sbattere frontalmente contro una macchina in salita. In quel momento recitai un'Ave Maria. La Madre dimenticata spuntava fuori nel momento del pericolo. Dopo un po' di tempo sono tornato a recitare l'Ave Maria, e poi il Rosario intero, fino a questi giorni del mese di maggio in cui avverto una particolare dolcezza nel pregare così e rifletto su ciò che dico. L'Ave Maria è un succedersi di complimenti alla Madonna tratti dal Nuovo Testamento e dal Concilio di Efeso ("Madre di Dio"). C'è una sola richiesta: "prega per noi peccatori ora e nell'ora della nostra morte"...  Ora e in quell'ora della morte. Mi colpisce il riferimento a quel momento e mi vengono in mente le immagini della Pietà così numerose in tutta la storia dell'arte: Maria che si china pietosamente sul Figlio morto. Ecco, io sto chiedendo questo: che Maria in quell'ora si chini su di me (su di noi) con lo sguardo amorevole della madre. Diceva Joseph Ratzinger che i santi svelano un particolare aspetto del volto di Dio. Maria ne svela il volto misericordioso: quello che si scorge nello sguardo di una madre addolorata. E' grande la Provvidenza di Dio che non si è limitato all'incarnazione ma ci ha dato una madre così cara, così femminile, che provvede ora e in quell'ora...

venerdì 12 maggio 2017

L'ultima speranza


Il quotidiano La Repubblica pubblica una statistica che rivela che un solo italiano su 25.000 ha usufruito della legge sulle unioni civili approvata definitivamente l'11 maggio 2016. Un'altra prova evidente che sia la politica che i mezzi di comunicazione spingono il Paese a porre l'attenzione su questioni marginali distraendo da quelle fondamentali come il lavoro, la povertà e tutto il resto... Chi è il regista di questa macchinazione? Come sosteneva Ettore Bernabei i circoli cultural-finanziari internazionali (leggi l'oligarchia finanziaria) esercitano un influsso mondiale che punta all'atomizzazione della società al fine di creare consumatori sciocchi e obbedienti. Va sradicata la famiglia, la religione e la cultura dei singoli paesi per garantire un'egemonia mondiale della grande finanza. Chi è abituato a percepire la realtà attraverso i mezzi di comunicazione a disposizione si può meravigliare di quest'analisi perché spesso ignora i motivi storici, culturali ed economici di questa situazione e perché gli stessi mezzi di comunicazione sono posseduti e pilotati dalla grande finanza che ha l'interesse di agire indisturbata. E' una nuova forma d'imperialismo che non rivela il volto feroce e totalitario, ma basta guardarsi intorno per rendersi conto che le tragedie di casa nostra, del Medio Oriente e del resto del mondo non sono frutto del caso o della natura. Che fare? "Senza di me non potete fare nulla" dice Gesù. L'unica cosa seria è svegliarsi dal torpore della tiepidezza e vivere di fede. La Provvidenza ci ha dato e continua a darci dei santi: basta seguirli. I cristiani hanno la linfa dello Spirito Santo.

lunedì 1 maggio 2017

il mese di Maria


Ormai siamo nel mese di Maria e mi sembra di riflettere sempre troppo poco su di Lei. Rimango sempre indietro ed è logico che sia così; ma ogni mese di maggio vorrei rimanere un po' meno indietro. Che vuol dire che Maria è "piena di grazia" ed è nata senza il peccato originale? Vuol dire che è perfettamente donna: che Lei è come Dio ha pensato la donna. Non c'è nessuna creatura più femminile di Maria ed è Lei che mi fa capire il valore della femminilità vera, quella che è immagine di Dio in modo così profondo: la Madonna ci svela il volto materno di Dio e ci fa capire, come direbbe Papa Francesco, il valore della tenerezza. Oggi più che mai si sente il bisogno di Maria. L'uomo crede che, allontanandosi da Dio, stia meglio e diventi più specificamente uomo. E' vero il contrario: se fa freddo sto meglio se mi avvicino al fuoco. Se è buio vedo meglio se mi avvicino alla luce. In fin dei conti il peccato non è una ferita inferta ad un Dio suscettibile, pronto ad offendersi. Il peccato è l'allontanamento da Dio, è ferire la mia somiglianza con Dio. L'Immacolata Concezione non è un esempio gelido e irraggiungibile: è quanto di più umano ci possa essere. Maria è la femminilità che accoglie, che previene, che ti stima, ti ascolta e ti prende sul serio. E' Lei che schiaccia la testa del serpente ed è il serpente a consigliarmi di allontanarmi da Dio; lui è l'artefice di questa illusione quanto mai attuale ed evidente nel nostro mondo. Accanto a Maria sono forte e sicuro. In questo mese di maggio voglio diventare più mariano cioé più uomo.

domenica 30 aprile 2017

molte cose grandi...


"Dal fatto che tu ed io ci comportiamo come Dio vuole —non dimenticarlo— dipendono molte cose grandi" recita il punto 755 di Cammino, il libro più noto di San Josemaría Escrivá. Mi ha sempre toccato l'animo questa frase ma in questi ultimi tempi ancor di più. C'è bisogno di persone che vivano in sintonia con Dio. La Comunione dei Santi è una verità di fede che ha risvolti pratici. Se vivo da amico di Dio la mia famiglia è serena, svolgo un ruolo affidabile nella società, divento un punto d'appoggio per i miei amici, la mia laboriosità porta frutti a tutti i livelli. Proprio ora che il tema di Dio pare bandito dai mezzi di comunicazione e la società scivola verso un paganesimo sciocco c'è bisogno di gente che si comporti "come Dio vuole". Per fare che? Non si sa di preciso. Neppure gli apostoli immaginavano come avrebbero trasformato il mondo. Avevano l'invito di Gesù, i profeti avevano annunziato una salvezza universale ma la realtà quotidiana faceva prevedere tutt'altro. I cristiani sembrano collezionare fallimenti, la cultura mondana attorno a loro canta vittoria ma è il Signore che guida la storia e si serve dei nostri piccoli e maldestri tentativi di far del bene per illuminare i cuori. E' una pedagogia giusta: noi saremmo capaci di sentirci dei benefattori dell'umanità se i nostri desideri di bene si realizzassero subito. E invece no. Crediamo di pestar l'acqua nel mortaio e nel frattempo la comunione dei santi opera nelle anime e prepara una nuova alba di civiltà. Riusciremo a vederla? Non si sa. Forse dovremo passare per momenti difficili ma se "ci comportiamo come Dio vuole" avverranno "molte cose grandi".

giovedì 20 aprile 2017

Felice come una Pasqua...


"Felice come una Pasqua" è un modo di dire che ha una sorprendente profondità. La risurrezione di Gesù è la nota serena di fondo che risuona in tutta la cultura occidentale. Certamente ci sono stati tradimenti rispetto alla buona notizia del Gesù risorto e della fede che comporta, ma sempre è restato chiaro che "bisognerebbe" vivere lieti in conseguenza. Le stesse fiabe per bambini, che sono il paradigma dell'esistenza, in Occidente hanno il lieto fine mentre i cartoni animati orientali rappresentano grandi battaglie che non necessariamente finiscono con la vittoria del bene. L'allegria la gioia, la letizia (con le loro diverse sfumature) per noi mortali è concepibile solo se c'è una speranza e la risurrezione di Cristo è la base della nostra speranza. L'allegria è una scintilla del divino, è l'emanazione dello Spirito Santo. Non a caso consideriamo affidabili le persone gioiose o, almeno, preferiamo convivere con loro piuttosto che con i melanconici. La tristezza è l'alleata del demonio: dal cuore triste nascono i peggiori pensieri.
Sono tornato a Napoli dopo tanti anni e sono rimasto sorpreso dalla quantità di persone che vedo ridere, anche se le condizioni socio-economiche suggerirebbero il contrario. Si è predisposti al sorriso perché resta un sottofondo di cultura cristiana. Prendere le cose troppo sul tragico è un difetto anzi, a ben guardare, è un peccato contro la virtù della speranza. Il vero tesoro di San Gennaro non è la magnifica raccolta di preziosità conservate accanto al Duomo: è il senso dell'umorismo di una città che ha un'umanità profonda radicata, a volte inconsapevolmente, nel cuore e nell'umanità di Gesù.

giovedì 13 aprile 2017

L'ultima Cena


L'Ultima Cena è un momento profondamente emozionante. "Ho desiderato ardentemente" dice Gesù "di mangiare questa Pasqua con voi" (Lc 22). In latino "desiderio desideravi": con desiderio ho desiderato (una traduzione letterale che fa capire l'intensità della volontà di Gesù). Nel lungo discorso riportato da Giovanni, Gesù promette: "io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre": lo Spirito Santo. Nel giorno della Pentecoste questa promessa viene mantenuta: gli Apostoli si trasformano. Da timidi diventano sfrontati: parlano chiaro e tutti li capiscono. Tremila si fanno battezzare. Lo Spirito Santo, dolce ospite dell'anima, più intimo di me stesso come diceva Agostino, è il sostegno nostro e di tutta la Chiesa: non è soltanto un sostegno personale ma di tutta la comunità umana. Diciamolo pure: senza lo spirito cristiano la civiltà decade inesorabilmente. La stessa Comunità Europea è nata prevalentemente ad opera di cristani convinti come De Gasperi, Schuman (per entrambi è in corso il processo di beatificazione) e Adenauer. Dopo i primi anni la cultura tecnocratica si è imposta generando un'entità tecnica in cui è difficile riconoscersi. E' solo un esempio che richiama il racconto biblico della Torre di Babele. Quando gli uomini pretendono di creare un'opera comune prescindendo da Dio il risultato è la confusione e la divisione. Nella Pentecoste invece non si realizza un'unità organizzativa bensì un'unità sostanziale che nasce dalla comunione dei santi pur nelle differenze di lingue e culture. C'è poco da fare: la nostra civiltà nasce dall'inabitazione dello Spirito Santo nei cuori. Senza di Lui nulla.

mercoledì 12 aprile 2017

Leonardo Mondadori e lo spirito apostolico


Quando Leonardo Mondadori decise di vivere come un cristiano dimostrò un impegno apostolico che mi stupì. Cercava di avvicinare alla fede gli amici più cari e spesso mi chiedeva simpaticamente una collaborazione: “vieni che oggi sono a colazione con ..x,  così mi dai una mano”. Similmente nel suo lavoro di presidente della Mondadori desiderava diffondere il vangelo. L’operazione più clamorosa fu la pubblicazione del primo libro di Giovanni Paolo II “Varcare la soglia della speranza”. Fece lanciare il volume da un’agenzia di New York e le principali case editrici di tutto il mondo si aggiudicarono l’asta per il proprio paese: il risultato fu una diffusione capillare in tutte le lingue. Potrei continuare perché Leonardo non si limitò a questo ma preferisco proporre a chi ha desideri apostolici una preghiera che recito ogni mattina, sapendo che è il Signore che smuove le anime:
Padre nostro che sei nei cieli ascolta la preghiera che ti rivolgiamo,
fa’ che la nostra vita non sia una vita sterile
manda operai nella tua messe e rendi fecondo il nostro apostolato
Gesù che hai detto “chiedete e vi sarà dato”
ti chiediamo che il nostro apostolato raggiunga gli angoli più remoti della terra.
Spirito Santo che hai guidato la vita di Maria, per la Sua intercessione, dona il soffio della Pentecoste alle nostre anime. Incendia d’amore i nostri cuori, rendici apostolici per portare molte anime a Dio e provocare tante conversioni.
Te lo chiediamo per i meriti di nostro Signore Gesù Cristo,
per il Suo sangue prezioso e per il Suo santo corpo
San Raffaele prega per noi, prega per loro
(San Raffaele è l’arcangelo che guidò il giovane Tobia nel suo viaggio).

giovedì 30 marzo 2017

E' ora di parlar chiaro


“L’uomo ha bisogno di Dio o le cose vanno abbastanza bene anche senza di Lui?”: è la domanda che si poneva Benedetto XVI durante una catechesi dell’Anno della Fede. “In una prima fase dell’assenza di Dio, quando la sua luce continua ancora a mandare i suoi riflessi e tiene insieme l’ordine dell’esistenza umana, si ha l’impressione che le cose funzionino abbastanza bene anche senza Dio. Ma quanto più il mondo si allontana da Dio, tanto più diventa chiaro che l’uomo … “perde” sempre di più la vita.” Proprio così diceva Benedetto: perde la vita. Parole attualissime mentre il Parlamento si sta occupando di una legge che dovrebbe autorizzare il suicidio di stato. Fatto quasi comico. Mentre sempre di più la gente non sa come tirare a campare bisogna legiferare su come farla morire. Pochi mesi fa il Paese è stato trascinato in una polemica sulle unioni civili, sfociata nell’approvazione di una legge che serve a pochissimi, mentre i giovani hanno difficoltà a sposarsi.
 La soluzione la dà Ratzinger. Bisogna ripetere chiaro e forte la frase di Gesù: “senza di me non potete fare nulla”. E nulla non vuol dire un poco, vuol dire niente. Occorre che chi ha fede mostri coi fatti che lo stile cristiano di vita è il più umano. Io per primo devo perdere ogni ritegno nel far capire che la creatura in sintonia col Creatore sta veramente bene. Basta prudenze, è l’ora di proclamare dai tetti ciò che abbiamo ascoltato dalle parole di Gesù. Nel film L’oro di Napoli Eduardo insegnava a rispondere al vecchio nobile oppressivo con un pernacchio. La cultura laicista è arrivata al capolinea. Devo contribuire al fiorire di una cultura cristiana.