martedì 12 dicembre 2017

Leonardo Mondadori


Il 13 dicembre di 15 anni fa, giorno di Santa Lucia, Leonardo Mondadori è morto. Le sue ultime parole furono di lode al suo Papa, che tanto amava. Era orgoglioso di aver diffuso in tutto il mondo il libro di Giovanni Paolo II e di aver pubblicato la sua prima biografia dettagliata in due volumi. Ma soprattutto era in sintonia col suo pensiero. Le sue ultime parole sono state "Ha ragione il Papa" mentre sua figlia gli leggeva dichiarazioni sue pubblicate su un quotidiano. Quando l'ho conosciuto mi dette l'impressione di una persona gentile, operosa, di buona volontà. Ancora conservava un recinto impenetrabile attorno al suo cuore. Poi man mano che frequentava un sacerdote che gli presentai sembrò che il suo petto diventasse di cristallo. Diventò aperto, sincero, apostolico. Desiderava far partecipare alla gioia di una fede ritrovata tutti i suoi amici. In questi giorni che mi avvicinano al Natale cerco di immedesimarmi nei personaggi che abitano nel mio presepe interiore. Maria e Giuseppe hanno detto "sì" ai progetti di Dio. L'annunciazione alla Madonna termina con un sì: si faccia la volontà di Dio. Ma anche Giuseppe aveva un suo progetto di vita. Forse era meno preparato di Maria all'intervento di Dio nella sua esistenza. Ciò non ostante ha detto sì. Questi "sì" sono il segreto della felicità dell'uomo. Il peccato originale è un "no". Voglio fare a modo mio. Questo peccato m'insegue e amareggia la mia vita. Solo quando dico sì a Dio nasce la gioia piena. Leonardo seppe dire sì, nonostante le tentazioni che una vita agiata gli presentava. Diventò davvero un operaio della vigna del Sigore come disse Benedetto XVI.


mercoledì 6 dicembre 2017

Preghiera in occasione dell'Immacolata


Tempo fa una signora mi chiese d'inviare al figlio una preghiera che lo aiutasse a riprendere una buona strada. Non sapendo che pesci pigliare ho scritto come prego io. In prossimità della festa dell'Immacolata ripropongo quella preghiera:
Maria, madre e regina mia,
dammi la felicità di saper amare. Soprattutto quelli che sono vicino a me, malgrado i loro difetti e grazie ai loro difetti. Perché questa è la vera felicità: saper voler bene. Questa è la mia vocazione, a cui mi chiami col tuo esempio.
dammi la forza di essere buono. Le cattiverie mie e altrui sono conseguenza della debolezza. Con la tua forza saprò essere buono, sereno e comprensivo.
dammi la serenità di vedere in ogni avvenimento, anche doloroso, la mano della Provvidenza e la forza redentrice della sofferenza. Ricordami che ogni dolore ha un valore fecondo quando è unito alle sofferenze di tuo Figlio.
difendimi dalla tristezza, che è l'alleata del nemico, e aiutami a essere fonte di gioia e ottimismo per quelli che mi stanno attorno.
Ti bacio caramente come tuo figlio piccolo, stammi vicino. Ogni mia preghiera e azione cominci con te e finisca con te.

sabato 2 dicembre 2017

Perché le Cartoline dal Paradiso?


Perché queste cartoline? Sono nate dall'opportunità di scrivere una rubrica su un settimanale d'ispirazione cristiana. Una provvidenziale opportunità per riflettere e alimentare il rapporto personale con Dio. Perché raccoglierle in un libro? Metterle insieme è utile perché il maggiore pericolo per il messaggio cristiano è presentarlo come una mera dottrina o un'arida morale: purtroppo è abbastanza diffuso questo modo di interpretarlo e viverlo. Il messaggio cristiano non è solo una dottrina altrimenti sarebbe bastato che Dio ci avesse inviato il testo del catechismo, nè è una semplice morale, altrimenti sarebbero bastati i dieci comandamenti. Il messaggio cristiano è Gesù: la sua vita, i suoi miracoli, il suo modo di curare le persone, l'amore per la verità senza finzioni, la sua generosità, umiltà, il suo rapporto col Padre ... Gesù è una persona, un amico che ci rivela il volto del Padre e lo stile di Dio. E' una sorgente senza fine a cui possiamo attingere per saziare la nostra sete di vita, di verità, di via. Il rapporto con Gesù non è definito una volta per tutte ma, così come avviene con la persona amata, è nuovo, vivo ogni giorno. Con i momenti di oscurità (fammi luce Gesù) e i momenti di gioia (canto per te Gesù). I cristiani hanno bisogno di scoprire che il rapporto con Dio può essere continuo, con i nostri limiti, ma continuo. Come i mistici, come i contemplativi. C'è bisogno di contemplativi in mezzo al mondo che siano del mondo ma non diventino mondani. Persone che si rendono conto che tutto procede dalla bontà divina, anche le cose che ci sembrano cattive. Le contrarietà, i dolori, i limiti sono educativi e fondamentali perché ci ricordano che poca cosa siamo e ci preparano all'abbraccio con Dio in questa vita e nella vita eterna. C'è bisogno di uno stimolo per vivere con Dio la quotidianità. Perciò arriva questo libro che è soltanto un piccolissimo aiuto per vivere così.

venerdì 1 dicembre 2017

Cartoline 2


Comunicato stampa

«CARTOLINE DAL PARADISO 2»
La speranza oltre la crisi

il nuovo libro di Pippo Corigliano


Edizioni Ares, pp. 234, euro 13

«Sotto la sommessa forma di una raccolta di appunti, c’è qui un libro "vero".
Leggendolo, credo, 
non aumenta solo la nostra informazione,
ma, cosa ancor più preziosa, la nostra umanità».
(Dalla Prefazione di Vittorio Messori)


IL LIBRO


Secondo volume delle «cartoline» di Pippo Corigliano. Lo spirito è sempre lo stesso: commentare i fatti dell’attualità per invogliarci a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, nonostante la crisi, nonostante il governo, nonostante le alluvioni e i terremoti, nonostante tutto… Senza pretesa di insegnare nulla Pippo, pagina dopo pagina, sa fare breccia nei cuori e donare al lettore, con un sorriso, le ragioni profonde e per nulla scontate della sua speranza.

L'AUTORE
Pippo Corigliano, autore di successo anche per Mondadori, con cui ha pubblicato 4 titoli, si vede così: «Un ingegnere prestato alla comunicazione. Gli piacciono san Josemaríasan Giovanni Paolo IIJoseph Ratzinger e Papa Francesco. Anche Napoli, i faraglioni e la pizza» (dal Profilo Twitter).

UFFICIO STAMPA

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Riccardo Caniato, 0229514202 int. 202, cell. 3333584110, riccardo.caniato@ares.mi.it
Alessandro Rivali, 0229514202 int. 204, cell. 3493344541, alessandro.rivali@ares.mi.it


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domenica 26 novembre 2017

Si salvi chi vuole

Ho letto il nuovo libro di Costanza Miriano "Si salvi chi vuole". E' un libro comico, cioé che fa ridere. Non solo umoristico: in fondo l'umorismo non è altro che sorridere delle debolezze umane, contemplandole. Costanza non solo contempla le sue debolezze ma le presenta in modo così vivo e reale che una risata sorge spontanea. Una risata liberatoria perché siamo tutti Costanza, tutti abbiamo debolezze alcune delle quali rasentano la follia. L'originalità rispetto ad altri libri comici (non è un caso se i suoi libri precedenti siano stati collocati talvolta nella sezione umorismo nelle librerie) sta nel fatto che l'oggetto del ridere non è la società, la poltica, le differenze di nazionalità e così via, l'oggetto è nientemeno il rapporto personale di ognuno di noi con Dio, cioé il tema di fondo di ogni società e cultura, il terreno dove si gioca la nostra felicità personale. Costanza osa dove nessun altro ha osato: introdurre la risata nella teologia. Non certo per ridere di Dio ma per ridere sanamente delle nostre velleità, quelle che ci hanno afflitto da Adamo a noi: i tentativi di fare da sè, di essere come Dio. L'uomo, anche il cristiano, che pretende di essere buono fa ridere. Perciò il libro di Costanza è fondamentale, perché fa luce su chi siamo noi e su come consentire a Dio di entrare nelle nostre vite. Perché è vero che lo Spirito soffia dove vuole, ma noi le finestre almeno le dobbiamo aprire, se no il vento dello Spirito Santo non può entrare. Costanza enumera cinque finestre fondamentali: la Parola di Dio (il Vangelo o, per meglio dire, la Bibbia), la preghiera, la confessione, l'Eucarestia, il digiuno. Lo fa non portandosi come esempio di percorrenza di queste strade ma raccontandoci come non ci riesce. Ciò non ostante provarci consente a nostro Signore di portarci nel buio del Suo Amore. Nel buio perché noi non vediamo chiaro ma lo splendore arriva quando ci facciamo guidare dalla volontà di Dio, come un cieco che, a un tratto, apre gli occhi e scopre lo splendore dell'Amore. Ma la nostra condizione è quella del tennista, ogni giorno dobbiamo cominciare di nuovo il nostro game.

venerdì 17 novembre 2017

Cose da pazzi


"Ovunque il guardo giro/cose da pazzi vedo". E' un verso di Metastasio di mia invenzione. Non c'è situazione che non mi faccia dire: cose da pazzi. Non c'è famiglia in cui non si pensi: ma non potremmo essere una famiglia normale? senza quel pizzico di follia che mi rende infelice? Non ne parliamo degli ambienti di lavoro: scorrettezze, invidie, disagi derivanti unicamente dal cattivo genio umano. Nelle università, negli ospedali, nelle aziende... Sempre sorge il desiderio che le cose potrebbero andare meglio, che ci vorrebbe un po' di buon senso: non si sanno semplificare le cose e mirare ad un obbiettivo comune positivo. Invece no: sempre manca un pezzo. "Le cose dovrebbero andare come dovrebbero..." questo è il nostro presupposto sbagliato. Invece le cose non vanno mai come dovrebbero. Ogni tanto c'è qualcosa che va per il verso giusto ma subito capita qualcosa di storto. La verità è che io vorrei il paradiso in terra e invece no: il paradiso ci sarà nel Paradiso. E allora mi lascio andare? no! perché è nella condizione della creazione che manchi sempre qualcosa. Perfino gli apostoli, che avevano Gesù davanti, discutono su chi è il più grande fra loro. L'Europa è nata dal cristianesimo, dalle abbazie benedettine, eppure quante storture, eresie, guerre... Devo allora abbandonare il cristianesimo? Che sciocchezza! La Provvidenza mi indica la strada giusta e il Signore mi aiuta. Perfino San Paolo diceva che si trovava a fare ciò che non voleva e che era a disagio nel suo corpo (Romani 7): un grande apostolo. Cosa sarebbe stata l'Europa senza il cristianesimo? cosa sarebbe la civiltà nostra senza il Vangelo? allora vedo il bicchiere mezzo pieno e capisco che il Signore non mi concede la perfezione assoluta perché io comprenda che devo andare da Lui che è l'Unico Buono. Devo capire che ho bisogno della preghiera perché io non sono buono. Non mi devo meravigliare che gli altri mi sembrino piuttosto pazzi perché lo sono anch'io. Capisco finalmente perché Gesù diceva "Senza di me non potete fare nulla" (Gv 15,8): solo apparentemente posso fare cose ma senza di Lui sono cose che non mi portano da nessuna parte. Gesù pensaci tu.

lunedì 13 novembre 2017

La grazia


Simone Weil, la pensatrice ebrea che si è avvicinata progressivamente al cristianesimo, (1909-1943) si è chiesta come l'uomo può aprirsi nel miglior modo alla grazia divina.
Dio si ritira da noi dopo la creazione perché ci sia possibile amarlo: è questa la sua intuizione. Nel suo libro L'ombra e la grazia scrive: “è stata data all'uomo una divinità immaginaria [il proprio io], perché l'uomo potesse spogliarsene, come il Cristo ha fatto della sua divinità reale": è una bellissima considerazione che considera lo spogliamento di sè per amore come qualcosa di divino.
Riferendosi a Cristo, la Weil scrive: “Egli si è disfatto della sua divinità; noi dobbiamo farlo della nostra umanità: se il chicco di grano non muore... ”. Per la Weil, Dio ha rinunciato a essere tutto; noi dobbiamo rinunciare a essere qualcosa: il nostro io. “Dio mi permette di esistere fuori di sé (exitus). A me tocca rifiutare questa autorizzazione (reditus). La creazione è una ritirata di Dio dal mondo, che rinuncia al suo potere supremo, perché siamo noi ad amministrarlo, pur avendo la possibilità di farlo male”.
Con la creazione, Dio rinuncia a comandare. Ne segue che “l'esistenza del male in questo mondo, lungi dall'essere una prova contro l'esistenza di Dio, è la sua rivelazione”. Ora, “rinunciare all'esistenza dell'io significa fare il vuoto in noi, affinché Dio lo possa occupare. Tutti i peccati sono tentativi di colmare (altrimenti) il vuoto in noi”.
Il Padre lascia al figlio prodigo la libertà e il potere di fabbricarsi falsi idoli del suo io e della felicità: “l'uomo che si crede schiavo del piacere è in realtà succube dell'assoluto che vi attribuisce”. Tuttavia, il Padre aspetta che il figlio si svuoti di tutto ciò e torni: “l'uomo non ha bisogno di rinunciare a dominare la materia e le anime, perché non ha tale potere. Ma Dio gli ha conferito un'immagine di questo potere, come una divinità immaginaria, affinché -pur essendo creatura- possa anch'egli rinunciare alla sua divinità […]. Quando ci si riconosce come nulla, allora si trova il proprio posto nel tutto”.
Sono pensieri profondi che mi aiutano a capire la delicatezza di un Dio che mi lascia libero affinché io possa nell'umiltà aprirmi alla sua grazia.





sabato 4 novembre 2017

La bellezza


Quando Dostoevskij scrisse la famosa frase "la bellezza salverà il mondo", non si riferiva alla bellezza meramente estetica come la intendiamo oggi, ma alla bellezza della bontà. Così la frase acquista tutto il suo significato. Il mondo si salverà quando la bella bontà tornerà ad essere una mèta.
La bellezza si riferisce quasi sempre alla figura femminile e non è un caso. La Madonna è la bellezza per antonomasia, Beatrice è colei che salva Dante portandolo alla visione di Dio. La donna bella perché buona è colei che guida l'uomo al senso  vero dell'esistenza come Monica fece con Sant'Agostino.
La nostra epoca, ammalata di brutalità perché rifiuta l'ideale della bontà, ha bisogno di donne belle perché sante. La donna corrotta è simbolo della decadenza non solo di se stessa ma di un ambiente, di un'epoca intera. Perciò oggi c'è bisogno che le donne inseguano la bellezza vera e non quella delle icone della pubblicità. C'è qualcosa di stolto nella ricerca del seno perfetto, delle gambe senza cellulite e così via... Si intuisce che l'umanità ha bisogno che la donna aspiri alla bellezza vera, quella che deriva dalla bontà. Allora saprà condurre l'uomo alla realizzazione di se stesso e l'uomo saprà canalizzare la sua forza virile nel compimento di grandi imprese. Si dice che dietro a un grande uomo c'è una grande donna ed è vero anche e soprattutto nei santi. L'amore a Maria è la cifra della santità. Non solo San Bernardo ma ciascun santo ha avuto come guida Maria. E' lei la bellezza che salverà il mondo.

giovedì 2 novembre 2017

La spiritualità del lavoro: Simon Weil


Anni fa lessi un libro di Simon Weil e rimasi impressionato per la chiarezza con cui auspicava una spiritualità radicata nel lavoro. In una relazione per un convegno sul significato del lavoro, un mio amico ha sintetizzato mirabilmente il pensiero della filosofa ebrea, che ha lavorato in un altoforno, in una fabbrica di automobili e in agricoltura per vivere realmente nel mondo vero dei lavoratori. “La nostra epoca ha ... per vocazione la costituzione di una civiltà fondata sulla spiritualità del lavoro.... capace di costituire il grado più elevato di radicamento dell'uomo nell'universo”. Sembra di sentire le parole di un teologo contemporaneo e non di una donna nata nel 1909 e morta nel 1943, a soli trentaquattro anni. Sentiva su di sè il peso di una società oscillante tra comunismo, nazismo e capitalismo selvaggio con una concezione alienante del lavoro. Avvertiva il fascino esemplare della figura di Gesù, di cui ebbe visioni contemplative (una, consolante, proprio nelle ore di lavoro), anche se fu battezzata da un'amica solo in punto di morte. La Weil sostiene che è possibile la contemplazione nello svolgimento del lavoro: “l'attenzione, nel suo grado più elevato, è la medesima cosa della preghiera. Suppone la fede e l'amore. Occorre rimediare agli errori con l'attenzione, e non con la volontà...”.
   “Tutti siamo gravati da peccati e da miserie. Quando ci imbattiamo in ciò che è totalmente puro, Dio, le nostre miserie sono sciolte dall’amore, se l’amor proprio non lo impedisce. La Chiesa possiede l’amor puro nell’eucarestia ma non viviamo sempre nelle chiese. È necessario perciò che questa offerta del peccato e del male, trasformati dall’amore, si possa effettuare anche nei luoghi della vita quotidiana e del lavoro. Occorre trovare simboli che ci conducano a Dio”.
Attualissima questa pensatrice.

martedì 24 ottobre 2017

Il caro Papa


Com'è dolce riascoltare e rivedere le immagini di Giovanni Paolo II! La sua festa, il 22 ottobre, quest'anno è capitata di domenica ed è passata quasi sotto silenzio come in preparazione alla grande festa che l'anno prossimo segnerà 40 anni dall'inizio del suo pontificato: di quel pontificato che ha determinato una svolta nella Chiesa e nel mondo. Forse non tutti ricordano che nel 1978 la Chiesa sembrava assediata da media ostili mentre il papa Paolo VI implorava le Brigate Rosse di risparmiare il suo amico Aldo Moro. I tempi successivi al Concilio furono tempi difficili: ci fu una specie di tentativo di stravolgerne il messaggio per ridurre la Chiesa a un'istituzione meramente mondana. L'apparizione di papa Wojtyla fu come quella di un liberatore capace di capovolgere la situazione. Il suo discorso del 22 ottobre 78 ebbe un respiro epocale: "aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!". Il capo degli assediati diceva agli assedianti di non temere. Sembrava un contrattacco e lo fu veramente. Alla morte di Giovanni Paolo II la Chiesa aveva un prestigio mondiale, testimoniato dalla maestosità di un funerale unico nella storia. I pontificati successivi hanno costruito su queste fondamenta. Dolce Giovanni Paolo II: quando rivedo le sue immagini piango senza freni. Modello di papa, di vescovo, di sacerdote, di intellettuale ma soprattutto di uomo. Un vero regalo di Maria. Da lui proveniva un impulso positivo da tutti i punti di vista: con la sua sola presenza ti apriva allo Spirito Santo.

giovedì 19 ottobre 2017

L'unico autorizzato a parlare di speranza


"L'unico autorizzato a parlare di speranza è il Papa". Chi ha pronunciato questa frase? Un cardinale? No: Fausto Bertinotti, una bandiera della sinistra. Dobbiamo prendere atto dei cambiamenti avvenuti. La vecchia sinistra si è divisa in due tronconi. Da una parte quelli che hanno a cuore il destino della gente comune. Dall'altra quelli che cavalcano l'onda della modernità cioé le tendenze del pensiero dominante imposto dalle lobby internazionali. Un vecchio esponente della sinistra e un giovane neomarxista come Diego Fusaro si trovano in sintonia con la difesa dei deboli e degli emarginati che è la cifra per eccellenza di questo pontificato. Come fare per sostenere il Papa e opporsi alla marea disumanizzante? Non bisogna scoraggiarsi. I cristani praticanti sono sempre stati una minoranza. Minoranza ma attiva.  Prima cosa: pregare e volersi bene. Bisogna guardarsi dai neofarisei che, con buone intenzioni, fanno questioni di lana caprina sul magistero pontificio senza accorgersi che fanno il gioco delle lobby che vorrebbero la scomparsa della Chiesa Cattolica. A noi tocca seguire il comandamento "nuovo" di Gesù: amarci come Lui ci ha amati e abbandonarci nelle mani della Provvidenza (che non vuol dire essere sprovveduti ma avere fede). Tutto ciò che si può fare per tessere relazioni, affermare un'identità, difendere la vita, migliorare l'educazione dei figli, spiegare la ricchezza di una vita d'amore, dissuadere dall'aborto (come diceva Madre Teresa), e così via: tutto ciò va fatto.
Senza cadere nell'ingenuità di pensare che "questi sono i tempi": no! questi non sono i tempi fatalistici e inesorabili. Sono i tempi avvelenati di Mammona. La ricerca sfrenata del guadagno da parte delle lobby globalizzanti è una faccia della stessa medaglia che punta alla disgregazione della società, delle culture e della famiglia, all'esaltazione del piacere sfrenato e individuale nemico del vero amore. La speranza è nella via indicata dal Papa.

martedì 10 ottobre 2017

Il Rosario come un bambino...


L'invito di Gesù a diventare come bambini ricorre tante volte nel Vangelo. Una volta prende fisicamente un bambino, lo mette in mezzo e spiega agli apostoli che bisogna diventare come lui: per tutta la loro vita non avranno dimenticato il volto di quel fanciullo. Quest'episodio fa capire ancora una volta che il cristianesimo non è una morale: è un rapporto vivo con Dio. Un rapporto che, fra l'altro, richiede anche una morale per formare la propria coscienza. Quello che conta è la relazione col Signore: l'esempio del bambino è quello che meglio lo rappresenta secondo l'insegnamento di Gesù.
Se siamo bambini davanti a Dio Padre quanto più lo saremo davanti a Maria, madre di Gesù e nostra madre. Quando andavo alle elementari c'era un quadro della Madonna alla sinistra dell'altare che mi piaceva molto. Da allora non l'ho più rivisto. Mi è rimasto un forte desiderio di ritrovarlo. So che sta a Napoli nella cappella dell'istituto Pontano dei gesuiti.
Quando adesso recito il Rosario mi distraggo facilmente. Per me è un dispiacere e mi sforzo di pensare che l'Ave Maria non è altro che un'insieme di complimenti a Maria con un'unica semplice richiesta: pregare per noi ora e nell'ora della nostra morte. Questa considerazione mi aiuta ma mi fa bene soprattutto ricordare come pregavo davanti a quella immagine: allora mi raccolgo e resto più attento. E' una considerazione che sento viva ora che siamo nel mese del Rosario.  Certamente la Madonna ha la pazienza e la comprensione della madre per le debolezze dei suoi figli ma non per questo mi devo rassegnare al vorticoso disordine del mio cervello. Il modello del bambino funziona sempre.

venerdì 6 ottobre 2017

Il distintivo del cristiano


"In hoc cognoscent omnes". Il latino è lapidario. "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri" (Gio 13,35). Bisognerebbe apporre una lapide in tutti i luoghi frequentati da cristiani: "In hoc cognoscent omnes". E' il distintivo, la griffe, la caratteristica del cristiano vero. Di ogni santo si potrebbe dire: questa è una persona che ha saputo voler bene. San Paolo descrive il cristiano tipo: "è paziente, è benigno; non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità, tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa" (1Corinzi 13,4-7). Una persona così è difficile incontrarla: è una persona che prega, perché senza l'aiuto dello Spirito Santo non si ha questo buono spirito. Il demonio non teme l'ortodossia, anzi l'esperienza degli esorcisti è proprio che i demoni si comportano confermando implicitamente le verità di fede. Il demonio non vuole che ci vogliamo bene fra di noi e che riconosciamo l'amore di Dio nei nostri confronti. Perciò cerca di presentare la religione cristiana come una morale, privandola dello spirito del comandamento "nuovo" che scaturisce dall'incarnazione del Verbo. Amare chi? Semplice: il vicino, come spiega Gesù nella parabola del buon samaritano. I vicini sono quelli che attendono il nostro affetto, cominciando dal più vicino che è Gesù. E anche dal "dolce Cristo in terra". Queste considerazioni mi aiutano a pregare per il Papa, chiunque egli sia.





sabato 30 settembre 2017

Non darti in balìa della tristezza...


"Non darti in balìa della tristezza e non tormentarti con i tuoi pensieri. La gioia del cuore è la vita dell'uomo, l'allegria dell'uomo è lunga vita. Distraiti e consola il tuo cuore, tieni lontana la profonda tristezza, perché la tristezza ha rovinato molti e in essa non c'è alcun vantaggio." Sono massime tratte dal Siracide (30, 21-23), uno dei libri sapienziali della Bibbia, riportate in un libro utilissimo che invita al buonumore. Un capitolo è dedicato ai cinque rimedi contro la tristezza formulati addirittura da San Tommaso d'Aquino. Quali sono? In sintesi: il primo è un qualsiasi piacere. Il secondo addirittura un pianto liberatorio, il terzo è la compassione degli amici, cioé condividere le amarezze  del proprio cuore (in questo le donne sono maestre), il quarto è la contemplazione della verità (questo piaceva particolarmente a San Tommaso perché era la sua specialità), il quinto invece piace a me perché suggerisce i bagni e le buone dormite. Che piacere sentire che l'Aquinate propone proprio ciò che volevo sentirmi dire! Per "bagni" credo che s'intenda sia i bagni nella vasca fra i fumi di acqua calda che quelli a mare o in un lago con una dolce nuotatina. Sono sempre stato del parere che le preoccupazioni si sciolgono in acqua. Per me funziona: se sono pre-occupato, dopo una nuotata mi sento solo "occupato" e tutti gli umori cattivi sono spariti. Provare per credere, ma penso di sfondare una porta aperta. In quanto alla dormita sono generazioni di miei antenati che ritengono che dormire sia la prima medicina. Addirittura c'è una canzone napoletana che dice: Duorme Carmè, 'o cchiù bello d'a vita è 'o durmì”. Penso che la traduzione sia superflua. A questo punto non resta che leggere il libro di Carlo de Marchi La formula del buonumore ed. Ares Milano.

domenica 24 settembre 2017

Innamorata perenne

Anche se è un testo noto, lo ripropongo perché è sempre d’attualità:
 
Una brasiliana sposata da 26 anni con 5 figli chiese a San Josemaría come mantenere nel matrimonio l'entusiasmo dei primi tempi.
Il Padre chiede sottovoce: “Come si dice fidanzata in portoghese?” Gli suggeriscono: “enamorada”.
“Tu sarai un’enamorada perenne… costante… Ogni giorno devi conquistarti tuo marito e lui te, capito? Per questo il Signore ti conserva così bella e attraente. In modo che, figlia mia ci riuscirai se guardi tuo marito per quello che è: una gran parte del tuo cuore, tutto il tuo cuore. Se sai che lui è tuo e tu sei sua. Se sai che hai l’obbligo di farlo felice, di partecipare alle sue gioie, alle sue pene, alla sua salute e alla sua malattia, quando le cose vanno bene e quando vanno male. Cerca di tenerlo sempre contento.
Voi donne siete psicologhe, ne sapete più di ogni altro al mondo, perché l’amore è sapientissimo. Quando tuo marito torna dal lavoro, dall’ufficio, non farti trovare arrabbiata: sistemati, fatti bella. E col passare degli anni, aggiustati un po’ di più la …facciata, come si fa con le case… Lui te ne sarà grato tanto, tanto. Molte volte nei momenti di difficoltà che avrà avuto nel lavoro ha pensato a Dio e ha pensato a te, e avrà detto: ‘sto per andare a casa, che bello! Lì troverò un angolo di pace, di allegria, di affetto e di bellezza, perché per lui non c’è niente di più bello al mondo di te. Ma che sia vero, eh? Non avvilirlo, sii furba. Tu ti sei conquistata il suo cuore, e lo tieni molto stretto. Tu lo innamorerai ogni giorno un po’ e lui te. 
E poi lo conquisterai un po’… con lo stomaco. Non trascurate la cucina mamme! La casa ben tenuta sì, ma la cucina, il pranzetto… E quando arriva, tu… non è che lo devi far diventare grasso, grasso… no. Ma che tu lo curi con affetto… è il tuo tesoro! E il giorno che torna stanco, e tu lo sai, lo prevedi, ti ricordi di quel piatto che gli piace e pensi: adesso glielo faccio. E non glielo dici per non farglielo pesare. Gli fai una sorpresa. E lui ti guarda con certi occhi, eh? E’ così, è così, forza! Che la colpa è vostra quando le cose non vanno bene. Loro sono dei bambini. E il figlio più piccolo che avete tutte è proprio vostro marito. E invece lo trattate come un uomo… ah! Trattatelo con affetto, comprendetelo, perdonatelo, scusatelo, coccolatelo… e sarete coccolate, scusate, comprese, eh? E non fate tragedie…”

https://www.youtube.com/watch?v=GJ6hQCyy1Vs

sabato 9 settembre 2017

Ricordo del Cardinal Caffarra

Ricordo il carissimo cardinal Caffarra con un estratto del discorso che avrebbe tenuto al convegno della Bussola:
 Due persone stanno camminando sull’argine di un fiume in piena. Uno sa nuotare, l’altro no. Questi scivola e cade nel fiume, che sta travolgendolo. Tre sono le possibilità che l’amico ha a disposizione: insegnare a nuotare; lanciare una corda raccomandargli di tenerla ben stretta; buttarsi in acqua, abbracciare il naufrago, e portarlo a riva.
Quale di queste vie ha percorso il Verbo Incarnato, vedendo l’uomo trascinato all’auto-distruzione? La prima, risposero i Pelagiani, e rispondono tutti coloro che riducono l’evento cristiano ad esortazione morale. La seconda, risposero i Semi-pelagiani, e rispondono coloro che vedono grazia e libertà come due forze inversamente proporzionali. La terza, insegna la Chiesa. Il Verbo, non considerando la sua condizione divina un tesoro da custodire gelosamente, si gettò dentro la corrente del male, per abbracciare l’uomo e portarlo a riva. Questo è l’evento cristiano.
Chiediamoci: a quale profondità la ricostruzione dell’umano deve cominciare?... Il male della persona umana in quanto tale è il male morale, poiché esso colpisce il soggetto personale. La ricostruzione dell’umano o comincia a questo livello o sarà sempre semplice chirurgia estetica. L’atto redentivo di Cristo, accaduto una volta per sempre sulla Croce, e sacramentalmente sempre presente ed operante nella Chiesa, guarisce precisamente quella lacerazione del soggetto dalla quale ha origine la devastazione dell’umano. E la Chiesa esiste per questo: per rendere presente qui ed ora l’atto redentivo di Cristo. Guai se la memoria della Chiesa ha altri contenuti!

sabato 2 settembre 2017

La penitenza


Penitenza – diceva San Josemaría - è osservare esattamente l'orario che ti sei prefisso, anche se il corpo oppone resistenza o la mente chiede di evadere in sogni chimerici. Penitenza è alzarsi all'ora giusta. E anche non rimandare, senza giustificato motivo, quella certa cosa che ti riesce più difficile o più pesante delle altre. La penitenza è saper coniugare i tuoi doveri verso Dio, verso gli altri e verso te stesso, essendo esigente con te stesso per riuscire a trovare il tempo che occorre per ogni cosa. Sei penitente quando segui amorosamente il tuo piano di orazione, anche se sei stanco, svogliato o freddo.
Penitenza è trattare sempre con la massima carità il prossimo, a cominciare dai tuoi cari. È prendersi cura con la massima delicatezza di coloro che sono sofferenti, malati, afflitti. È rispondere pazientemente alle persone noiose e importune. È interrompere o modificare i nostri programmi quando le circostanze — gli interessi buoni e giusti degli altri, soprattutto — lo richiedono.
La penitenza consiste nel sopportare con buonumore le mille piccole contrarietà della giornata; nel non interrompere la tua occupazione anche se, in qualche momento, viene meno lo slancio con cui l'avevi incominciata; nel mangiare volentieri ciò che viene servito, senza importunare con capricci .
Penitenza, per i genitori e, in genere, per chi ha un compito di direzione o educativo, è correggere quando è necessario, secondo il tipo di errore e le condizioni di chi deve essere aiutato, passando sopra ai soggettivismi sciocchi e sentimentali.
Lo spirito di penitenza induce a non attaccarsi disordinatamente al monumentale abbozzo di progetti futuri, nel quale abbiamo già previsto quali saranno le nostre mosse e le nostre pennellate da maestro. Com'è contento il Signore quando sappiamo rinunciare ai nostri sgorbi e alle nostre macchie pseudomagistrali, e consentiamo a Lui di aggiungere i tratti e i colori che preferisce!


sabato 26 agosto 2017

L'allegria nel Vangelo


La figlia di un mio amico mi ha fatto notare che nel Vangelo non si racconta mai di qualcuno che ride o un momento di allegria o  una battuta di spirito ... come mai? L'inizio del racconto evangelico descrive l'Arcangelo Gabriele che si presenta a Maria e dice "rallegrati..." (Che è la traduzione più corretta rispetto a "ti saluto Maria"). S'incomincia con una notizia allegra. Alla nascita di Gesù un angelo appare ai pastori dicendo “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia". I Re Magi quando rivedono la stella "Si rallegrarono di una grande allegria" che è la traduzione letterale del "gavisi sunt gaudio magno valde" latino. Si rallegra il capo dei commensali delle nozze di Cana quando assaggia il vino che Maria ha chiesto a Gesù. Gioisce l'adultera che viene salvata da Gesù e così il Centurione a cui viene guarito il servo, come tanti altri miracolati da Cristo. Gioisce Pietro quando vede Gesù trasfigurato con Mosè ed Elia sul Tabor. Gioisce Zaccheo, il disprezzato capo dei pubblicani, quando Gesù si ferma a mangiare a casa sua in banchetto simile a quello che si tiene a casa dell'altro pubblicano, l'apostolo Matteo: Gesù viene criticato come mangione e beone, per giunta a casa di peccatori. Gioiscono Marta e Maria quando rivedono vivo il fratello Lazzaro morto da quattro giorni. Gioiscono i discepoli di Emmaus quando riconoscono Gesù risorto e corrono indietro a Gerusalemme anche se è notte. La risurrezione di Cristo è la madre di tutte le felicità. E' il perno della nostra fede. Felici come una Pasqua, si dice. La croce esiste ma è il presupposto della risurrezione. 


sabato 12 agosto 2017

Il messaggio dell'Ostia Santa

Nel rapporto con Dio le novità non mancano mai. Per esempio, pensavo di sapere abbastanza sull'Eucarestia e invece l'altro giorno ho come ritrovato una nuova consapevolezza durante la consacrazione nella Messa. "Guarda che io mi dono a te affinché tu diventi come Me. Anche tu sei un dono per gli altri, ti devi dar da mangiare. Tu rimani stupito davanti alla mia immolazione e al mio invito di mangiare la mia carne e il mio sangue: l'ostia bianca ti parla di dono di se'. Ebbene questo è il senso della tua vita: non c'è un minuto della tua esistenza che non sia impregnato del dono che tu fai di te stesso". Mi è parso chiaro ciò che sempre ho saputo ma era rimasto come velato. Un'altra cosa mi ha detto: "Vedi che tutto ciò che chiami civile si radica nel mio sacrificio, trae origine dalla Messa. La civiltà europea nasce dalla Messa. Le altre civiltà e religioni nella loro positività tendono a risolversi nel Dio Padre che dona il Figlio nello Spirito Santo. La tua vita, la vita di ogni abitante della terra, acquista il suo senso pieno quando s'identifica con la mia vita, via e verità". 
Mi è venuto in mente un apologo che San Josemaría raccontava ai giovani che lo frequentavano. Un cristiano spiega a un amico musulmano cosa è la Messa. Il musulmano rimane pensoso e dice:"Non ho capito...". Il cristiano risponde:"è logico, sono concetti nuovi per te". "No, no - replica il musulmano - è che non capisco perché voi cristiani avete la Messa e non ci andate ogni giorno...". In conclusione mi è rimasto chiaro che io credo di credere ma vedo in modo sbiadito. Sarà lo Spirito Santo a darmi maggiore consapevolezza, almeno quella che è consentita a me, nella speranza di veder chiaro nell'altra vita se mi sarà concesso.


mercoledì 2 agosto 2017

Noi non sappiamo pregare...

Noi non sappiamo pregare. Lo dice San Paolo quando scrive ai romani: "nemmeno sappiamo cosa sia conveniente domandare" (Rm 8,27). Per fortuna "lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza e... intercede per i credenti secondo i disegni di Dio". Meno male: sono stato educato nella mentalità di chi deve fare tutto da sè, ma nel rapporto con Dio quest'atteggiamento non funziona. Ci sono voluti anni per tentare di capire che è Dio che fa tutto. Se il senso della vita è l'identificazione con Gesù diventa chiaro che dipendo interamente dal Padre. Sembra quasi spassoso il racconto di San Marco: Gesù ha da poco scelto gli apostoli che lo seguono e condividono tutto con lui; di buon mattino, quando è ancora buio, Gesù esce e si mette a pregare in un luogo deserto. Pietro si sveglia, non vede il Signore e si mette alla ricerca assieme agli altri (Mc 1,36) finché lo trova. Mi colpisce quest'esigenza di Gesù di pregare: è una necessità della creatura per entrare in sintonia con Dio, una necessità avvertita anche da Gesù nel suo essere uomo.
Non sono io che opero questa comunicazione col Creatore ma è lo Spirito che viene in aiuto e intercede. Nella preghiera il mio compito è cercare di rimuovere dal mio cuore le cause di distrazione, ma chi agisce è lo Spirito Santo, il dolce ospite dell'anima. L'incontro tra la mia volontà e la volontà di Dio non è descrivibile con precisione ma mi è sempre più chiaro che il meglio che posso fare è ascoltare, tanto Lui sa già tutto. Diceva un santo sacerdote napoletano, don Dolindo Ruotolo, che la migliore preghiera è "Gesù, pensaci tu".

sabato 29 luglio 2017

L'attrattiva del Cristianesimo


Ridurre il cristianesimo alla morale è un errore. Senza dubbio è in atto un processo che tende a scardinare qualsiasi principio etico: un processo non casuale, voluto e guidato. Ma lo spirito, il fascino, l’attrazione del cristianesimo hanno il loro centro propulsivo in Gesù. Si parla poco di Gesù e si legge poco il Vangelo. Da ragazzo il consiglio migliore che ho avuto è leggere ogni giorno due minuti il Vangelo, lasciando il segno in modo da percorrere tutti i libri del Nuovo Testamento e poi rincominciare. In questi giorni di quiete estiva il Vangelo mi si è presentato con una dolcezza nuova, come un percorso sereno con Gesù. Mi affascina ascoltare Gesù mentre insegna. Immagino il brivido che scorreva nelle ossa di chi lo stava a sentire. Avranno pensato: questo è il vero senso della storia e della vita mia; così agisce l’Onnipotente; questa è la logica vera e non quella mondana e superficiale. Saranno rimasti incantati, anche se c’è voluto l’intervento dello Spirito Santo perché capissero bene. Perfino le guardie mandate ad arrestare Gesù dissero: “nessuno ha mai parlato come quest’uomo” (Gv 7,46). Cosa sapevano le guardie di chi aveva detto cose importanti prima di allora? Eppure intuiscono che c’è qualcosa di unico in Gesù, qualcosa così grande come mai si era vista prima, qualcosa che svela l’arcano che c’è nel cuore dell’uomo. Mi son reso conto ancora una volta che non devo avere fretta con Gesù, che devo parlare di Lui e farlo scoprire. I media che gettano spazzatura sulla Chiesa si fermano davanti alla figura di Gesù. Il suo prestigio s’impone.

venerdì 21 luglio 2017

Il cielo stellato


Il cielo stellato. Per chi abita in città è uno spettacolo inusuale. Ora lo posso contemplare nella campagna siciliana. Lo sguardo si perde seguendo la Via Lattea e mi sembra di precipitare nello spazio mentre sorge la domanda biblica: “Che cos’è l’uomo perché Tu ti ricordi di lui?” (Eb 2,6). So che per Dio ciò che abita nel cuore dell’uomo è più importante dell’infinità delle galassie. Eppure la potenza evocativa del cielo stellato incanta e fa sorgere ricordi. L’amico che a quindici anni mi spiegò che la Stella Polare si individua moltiplicando per cinque la distanza delle due ultime ruote del carro dell’Orsa Maggiore. I rosari che recitavo la sera con mia zia e mia cugina in Calabria affacciati al parapetto rivolto ad Occidente. L’Orsa Maggiore era testimone delle mie preghiere dopo anni passati senza recitarne nemmeno una. L’ultima passeggiata serale in Abruzzo con la ragazza che poi avrei lasciato per seguire le orme di Gesù nel celibato. Grazie a Dio ci vogliamo sempre bene, preghiamo l’un per l’altra e ci scriviamo ogni tanto. L’amore per il Sud sottolineato dall’odore del gelsomino. Il gelsomino siciliano emana un odore intensissimo la sera che mi fa sentire a casa: la casa di mio nonno dove passavo le estati da bambino. Parafrasando Kant mi viene da dire: il cielo stellato sopra di me e i miei amori dentro di me. Quell’Amore originario che ha trasformato la mia vita.